Su di me

Sono nata a Como all’inizio dei favolosi anni ’60 e ho avuto un’infanzia dorata, densa di giochi, sport, avventure e affetto. Durante la scuola sono stata spesso all’estero, Inghilterra e Germania, per cercare di imparare a parlare quelle lingue di cui al liceo linguistico ci fornivano gli elementi teorici. A scuola ero brava, ma non sono mai stata la prima, né la seconda della classe, perché, già allora, emergeva la mia incostanza e la mia insofferenza. Spesso ero troppo veloce a capire e mi annoiavo, o a credere di capire. Ero però sempre molto attiva negli interventi, attirandomi antipatie, ma anche grandi passioni da parte di compagni  e insegnanti.

L’adolescenza è stata un periodo di ribellione, rifiuti, allontanamenti ed esperienze estreme. Prima di concludere il liceo mi sono iscritta, quasi per caso, al corso di ammissione della da poco nata Civica Scuola per interpreti e traduttori del Comune di Milano, e sono stata presa. Sono stati due anni (allora erano solo 2) molto impegnativi, dove ho imparato moltissimo delle lingue che mi stavano a cuore.

Dopo un periodo negli Stati Uniti (6 mesi a lavorare a Disney World) e qualche mese a Londra, ho seguito la mia amica Stefania a Venezia e mi sono iscritta a psicologia a Padova, principalmente perché non avevo nessuna voglia di mettermi a lavorare. Gli anni dell’università, almeno fino a un certo punto, sono stati i più intensi e colorati della mia vita. La curiosità per lo studio dei processi mentali, i tanti incontri interessanti, l’atmosfera goliardica e festosa che regnava tra agli studenti in quella città, la maggiora parte dei quali fuori sede, la facilità di muoversi con la bici, le molte feste, le belle piazze, i luoghi di incontro, la frequentazione della Lega ambiente e i dibattiti che si accendevano…

Al 5 anno, quando mi mancavano 5 esami e avevo la media del 29, sono piombata in un baratro e sono rientata a casa. Solo dopo altri 5 anni ho preso la sospirata laurea, lavoricchiando intanto qua e là.

Anche dopo la laura ho fatto diverse cose. Ovvio il tirocinio post-lauream, per potermi iscrivere all’albo,  presso il Policlinico di Milano, periodo molto stimolante, dove soprattutto ho incontrato persone non comuni. Negli anni seguenti ho insegnato un po’ di tutto: versione tedesca alla scuola interpreti di Como, inglese in corsi per recupero anni maturità, psicologia in corsi per Ausiliari socio-assistenziali, teoria della comunicazione in corsi FSE e perfino teoria della percezione nell’Accademia di Belle arti di Como, materia che mi aveva appassionato molto all’universitù, soprattutto nell’aspetto riguardante il rapporto tra immagini e pensiero.

Prima della fine del millennio ho fatto un master per consulenti dell’orientamento e ho lavorato un po’ anche in quel campo: progetti di orientamento e inserimento lavorativo per persone a rischio di emarginazione. Per 6 anni ho collaborato part-time col Comune di Como, nel settore immigrazione.

Per 3 anni sono stata la psicologa del Centro diurno a bassa soglia della Lila, una specie di centro sociale per tossicodipendenti e senzatetto. Difficile che qualcuno chiedesse un colloquio. La mia attività principale nel pomeriggio a settimana che passavo lì era giocare a scopone scientifico (per altro il mio gioco di carte preferito) coi personaggi più scoppiati della piazza. Ho lasciato questo posto per lavorare sempre in regime di consulenza al Centro servizi immigrati del comune, dove davo informazioni agli stranieri su permessi di soggiorno e sanatorie e li aiutavo nella ricerca del lavoro. Ci sono rimasta fino al 2008. Contemporaneamente era arrivata finalmente una consulenza  clinica: un contratto triennale al Dipartimento di Salute mentale di Como. Poteva essere il canale giusto, ma la perdita dei miei genitori, uno dopo l’altro,  ha squarciato il mio equilibrio, che avevo sempre percepito come instabile, facendomi “uscire dal solco”. Non era più il caso di confrontarmi con persone che credevano di essere possedute dal demonio o di aver dei microchip installati sotto la pelle.

Dal 1993 avevo iniziato a collaborare con l’editore Red, che ai tempi aveva sede nella mia città. Per loro, in seguito, ho tradotto molti libri, in modo più o meno continuativo. In fondo era sempre stato quello che avrei voluto fare: tradurre per l’editoria. Anche se, la traduzione per antonomasia in questo campo, quella letteraria, mi è sempre parsa presupporre conoscenze letterarie che non possiedo. La Red, infatti, pubblica soprattutto saggi divulgativi. Ora anche loro sono vittime della crisi economica, e sono quasi due anni che non mi passano più lavori.

Col tempo poi ho ampliato il raggio delle collaborazioni nel campo della traduzione. Rimando alla pagina pertinente.

Da cinque anni insegno tedesco in corsi serali per adulti all’Eda di un paese in provincia. L’insegnamento mi è sempre piaciuto, perché mi permette di trasmettere, di far chiarezza e organizzare i miei pensieri, e non da ultimo di essere al centro di un gruppo.

A proposito… la foto dell’intestazione è stata scattata nel 2008 a Trier, Germania, a una a festa a casa del giovane tutor tedesco dell’Internationalenferienkurs. Da quell’anno ho ripreso a muovermi, appena posso. L’estate scorsa ho lavorato in Sardegna in un campeggio-villaggio tenuto da olandesi, reception e lezioni di italiano alla “crew”, mentre ho trascorso l’estate 2010 a Berlino. Eccomi qui sotto mentre porto a spasso i più piccoli della casa famiglia dove ho lavorato là alcune ore a settimana.

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